Regia: Óliver Laxe
Anno: 2025
Produzione: Spagna, Francia
David Bordwell (Rochester, 23 luglio 1947 – Madison, 29 febbraio 2024), storico e teorico del cinema, identificò quattro capisaldi alla base di una critica costruttiva: appropriatezza, plausibilità, corrispondenza e originalità.
Partiamo da qui, con soli quattro Tweet.
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Appropriatezza: perché ne parliamo
Premio della Giuria a Cannes 2025, poi nominato agli Oscar per il miglior film internazionale spagnolo. Ma anche il tam-tam, i passaparola che lo suggerivano per una visione fuori dal comune, un’esperienza al di là di ogni contenuto politico e morale (finalmente).
Plausibilità: valutare essendo convincente
Sirāt è un road movie nei meandri dell’Inferno, i personaggi anime dannate in attesa di esecuzione, alcuni mutilati come i freak di Tod Browning. Assolato o ingoiato dal buio, è un incubo onirico a tratti lynchiano in cui la musica techno svolge un ruolo unico. Cinema altro.
Corrispondenza: quali sono le prove
Non sono gli eventi spiazzanti la forza di un film che si astrae gradualmente dalla dimensione reale: gli spazi aperti diventano claustrofobici e inghiottiscono, con luce o buio. Le pedine non possono che accettare un fato ignoto che trascina oltre, come l’epico treno del finale.
Originalità: differenziarsi
Cinema esperienziale che solo apparentemente travolge per gli snodi narrativi. Le svolte non sono neanche nei tagli psicologici (su cui Sirāt deficita), ma nel magnetismo musicale, nelle danze, le sospensioni, il viaggio, i contrasti luce/buio. Se ne esce segnati. Quasi cult.