_UN PROGETTO DI BABELICA APS

TFF43 | MAKE FILMS NOT WAR


 

 

Titolo: Eternity – Fuori Concorso 

Regia: David Freyne

Paesi di produzione: USA

Anno: 2025

 

Brillante versione di un’ aldilà multiverso, dove nulla è assegnato ma si è chiamati a scegliere un per sempre fra allettanti proposte e marketing sfrenato. Finale che avrebbe potuto portare altrove ma invece no. In un mondo meno pervaso di cinismo, noi pronipoti geneticamente accreditati di Frank Capra, avremmo forse apprezzato ancor di più.

 


 

 

Titolo: Ailleurs la nuit – Concorso Lungometraggi

Regia: Marianne Métivier

Paesi di produzione: Canada

Anno: 2025

 

Un’ opera prima dove un certo compiacimento intellettualistico oscura le buone intenzioni oltretutto attraverso una teoria di micro sequenze interrotte senza soluzione di continuità come se la soglia di attenzione di otto secondi alimentasse il senso di tutto il film. Esasperante. Quando sulle sinossi si legge la parola onirico non è mai un buon presagio.

 


 

 

Titolo: Dolor y gloria – Zibaldone 

Regia: Pedro Almodóvar

Paesi di produzione: Spagna/Francia

Anno: 2019 

 

È ancora e sempre grande Almodovar rappresentato da un Antonio Banderas in stato di grazia che vale i biglietto, il freddo, la terza visione e gli occhi lucidi. Se poi si è appena tornati da Madrid aver camminato a Lavapiés per Calle de Embajadores allora il cerchio si chiude in un calpestio di passi che risuonano con una potenza emotiva che non viene meno. 

 


 

 

Titolo: Hamburgo– Concorso Lungometraggi 

Regia: Lino Escalera

Paesi di produzione: Spagna/Romania

Anno: 2025

 

Tema non propriamente originale condotto sul registro del già visto (sfruttamento della prostituzione, giri loschi, “eroe” malconcio) che non offre guizzi originali, né scarti capaci di deviare il percorso sommariamente intuibile sin dall’ inizio. Il noir ispanico sa fare molto meglio e il concorso principale del Festival meriterebbe di più.

 


 

 

Titolo: Magellan – Fuori Concorso 

Regia: Lav Diaz

Paesi di produzione: Filippine/Spagna/Portogallo/Francia

Anno: 2025

 

Estensione pittorica di un secolo cruento per la conquista di nuove rotte, dominio commerciale e  terre da evangelizzare. Lav Diaz non si smentisce. In questo caso la classe è acqua: tutta quella oceanica da cui siamo circondati, immersi dal primo all’ ultimo minuto a seguire le imprese, le sfide, le scelte e le atrocità di chi santo non è ma navigatore si. Scarno, plumbeo, feroce. Un cinema manifesto che sa essere fisico e spirituale, istintivo e cerebrale e che sa esattamente dove andare.

 


 

 

Titolo: Yunan – Zibaldone

Regia: Ameer Fakher Eldin

Paesi di produzione: Germania/Canada/Italia/Palestina/Qatar/Giordania

Anno: 2025  

 

Un regista da tenere d’occhio. crudo poetico e ancestrale. Yunan è una progressione lenta che si prende tutti i suoi tempi, vaga come il suo personaggio in cerca di un approdo. Che per quanto improbabile, sgangherato e in parte ostile, innesca un anelito di vita e ricompone lo sguardo del protagonista, sotto l’egida accogliente di una locandiera che ha il volto enigmatico di una monna lisa dai tratti nordici reso perfettamente da Hanna Schygulla.

 


 

 

Titolo: The Teacher – Fuori Concorso 

Regia: Farah Nabulsi

Paesi di produzione: UK/Palestina/Qatar

Anno: 2023  

 

La trasposizione di finzione alleggerisce per quanto sia possibile la narrazione di un avvenimento all’ ordine del giorno in Cisgiordania, la West Bank internazionale, dove le vessazioni da parte dei coloni sono l’incubo nel quale precipita una delle tante famiglie sotto minaccia di sfratto la cui abitazione viene distrutta dai macchinari israeliani. Perdere la casa è un atto di per sé violento ma ci sarà dell’ altro. Film che, mi si passi il termine, è “utile” per entrare non solo nelle zone di guerra ma in quelle dove un conflitto costante fisico e psicologico non è meno cruento. Ci dimentichiamo che le vite non sono numeri e quelle vite scorrono in uno sconvolgimento totale che si prova comunque a rendere normale, in qualche modo vivibile. La scuola ne è un esempio. E allora The Teacher, che per certi versi sembra semplificare le cose introducendo anche la possibilità di un sentimento amoroso, in realtà impone i riflettori su ciò che accade in quelle zone. Dove c’è chi, fuori dal contesto rosa, arriva, dall’ Europa in questo caso, come volontario, come osservatore o cooperatore e decide di passare una parte della propria vita in quell’inferno che non gli è toccato – come ai più – per destino ma, consapevolmente, per scelta. Bakri domina la scena con un volto che esprime un dolore atavico innestato in un patrimonio genetico che si fa memoria di una sofferenza continua. Ma che sa  sorridere, difendere, resistere e salvare.

 


 

 

Titolo: The Birthday Party – Fuori Concorso 

Regia: Miguel Ángel Jiménez

Paesi di produzione: Grecia/Spagna/Paesi Bassi/UK

Anno: 2025

 

Per favore non permettere che io sia frainteso chiude sul testo declamato dei Santa Esmeralda a mo’ di confessione questo strano e forse anacronistico dramma magnate figlio prediletto morto figlia non amata soldi eredità lasciti isole bunker champagne gioielli e il padrone di casa che osservando gli invitati esclama che poi sotto gli abiti si è tutti nudi e l’avviso fungerà da invito nel lanciarsi spogliati ed ebbri in una piscina che diviene il set di più o meno varie promiscuità. Nonostante la maschera truce di Willem Dafoe, questa versione di anche i ricchi piangono si infrange sulle onde dell’ Egeo 

 


 

 

Titolo: Fear and Loathing in Las Vegas – Zibaldone

Regia: Terry Gilliam

Paesi di produzione: USA

Anno: 1998

 

Un road movie con due protagonisti in stato di grazia (e quanto il Del Toro dell’ ultimo Paul Thomas Anderson è debitore di questo di Terry Gilliam) vedere per credere. Anni di distanza non scalfiscono il gusto per questo viaggio sotto acido e molto altro in una città così inventata e farlocca che tutto può succedere e tutto può diventare credibile come la specializzazione in ritratti di Barbra Streisand. Duke e Gonzo attraversano il deserto già preda dei loro deliri e approdano in un posto mostruoso deformato e perverso che li risucchia li risputa. Il sogno americano è il peggior incubo che si possa immaginare e soprattutto è così assurdo e irreale che ora pare persino vero. (E ascoltare l’aneddotica dalla viva voce del funambolico Terry è una chicca di valore).

 


 

 

Titolo: Dracula – Fuori Concorso 

Regia: Radu Jude

Paesi di produzione: Romania/Austria/Lussemburgo/Brasile/UK/Svizzera

Anno: 2025

 

“You can all suck my cock.” è un’ interiezione mantra che è una dichiarazione di intenti. Ci si aspetta Radu Jude e Radu Jude sia. L’ intelligenza surreale contro l’ intelligenza artificiale. Non c’è partita in un rovesciarsi di situazionismo vampiresco che attinge alla tradizione la frantuma e la ricostruisce come gioco di ruolo che poi diventa assai reale e e atrocemente attuale. Introdotto da un factotum narratore regista e suggeritore di prompt, è diviso in capitoli come un manuale di tesi antitesi e sintesi. Si passa dal cartonato allo splatter dai racconti boccacceschi a salti nel reale in cui fare l’operatore ecologico è motivo di vergogna per la propria figlia e anche per il buon nome della scuola. Nel tutto un racconto che sembra uscire da un naturalismo di stampo sovietico per imprinting culturale dell’area dell’est Europa bellissimo e tristissimo. Al solito nascosti o messi in burla riverberati da un utilizzo della volgarità sessuale come specchietto delle allodole, gli attacchi al potere vecchio e nuovo, al nostro tempo che se rifugge il passato di certo non brilla di presente e al cui confronto nessuno ne esce vivo.

 


 

 

Titolo: Untitled Home Invasion Romance – Fuori Concorso 

Regia: Jason Biggs

Paesi di produzione: USA

Anno: 2025

 

Commedia dark che il regista nonché protagonista – erede di Adam Sandler per stolida fissità facciale – trasforma da subito, va detto, in una discesa pilotata verso quello che poi effettivamente accade riservando però spunti a la Fargo (prima serie) senza però il ritmo e la verve di quest’ultima dove l’omicidio era il pretesto puntuale per srotolare sotto i nostri occhi attonito divertiti, l’assurdità del male e l’effetto domino combinato farfalla in grado di innescare una sequenza di avvenimenti valanga in grado di trasformarsi da un battito d’ali a un elefante. Qui poteva essere ma non è del tutto. Come direbbe un Manuel Agnelli passato da giudice a meme “c’è da lavorare”.

 


 

 

Titolo: Mo Papa – Concorso Lungometraggi 

Regia: Eeva Mägi

Paesi di produzione: Estonia

Anno: 2025

 

Minimalismo baltico. Buona prova low budget della regista estone che osserva da vicino la ritrovata libertà di un ragazzo che ha scontato 10 anni di carcere. Un microcosmo di solitudini che tentano pur nel dolore di conquistarsi lo spazio di un sogno in uno spasmo di pura vita. Rarefatto, coglie nei respiri alitati nel freddo, nello scricchiolio dei passi sulla coltre di neve e in quel silenzio che proprio silenzio non è quando cadono i fiocchi, un turbinio di pensieri, ricordi, rimorsi e non detti, anche se gli occhi sembrano puntati ostinatamente sul niente. Ottimo sino all’ introduzione dell’ elemento di genere (le cattive compagnie, il passato che ritorna) che un po’ indeboliscono e in parte alterano il nitore di un racconto dalle risonanze kaurismakiane.

 


 

 

Titolo: Pillion – Fuori Concorso

Regia: Harry Lighton

Paesi di produzione: UK/Irlanda

Anno: 2025  

 

Sesso sottomissione cuoio e latex. Un algido Alexander Skarsgård può stare con un tipo con la capigliatura prima alla Lord Byron e poi, successivamente al taglio drastico somigliante a Holly Johnson dei Frankie goes to Hollywood? Ebbene si. Un incontro impossibile si trasforma e trasforma il nostro Colin che non sa ancora di volere cosa Ray gli propone e impone. Ma in quegli occhi affannati al cielo c’è l’ombra di una qual felicità e il presagio di un abbandono forse salvifico o forse no. Se leccare uno stivale da motociclista faceva un po’ schifo e si sputava a latere, allacciare una scarpa a uno sconosciuto come prodromo per allacciare una nuova storia d’amore non è poi così male.

 


 

 

Titolo: La anatomia de los caballos 

Regia: Daniel Vidal Toche

Paesi di produzione: Spagna/Perù

Anno: 2025 

 

Difficile approccio a tematiche importanti. Un film di non facile lettura che pur nella lunghezza e nella lentezza va di sottrazione intersecando due presenti lontani quasi tre secoli fra loro in forza di un meteorite che si fa tramite di un varco temporale che unisce come per magia. Di impatto la sequenza finale: un a ritroso urbano prolungato al limite di un respiro trattenuto. Perché il futuro è dietro di noi.

 


 

 

Titolo: Ida Who Sang So Badly Even the Dead Rose Up and Joined Her in Song

Regia: Ester Ivakič

Paesi di produzione: Slovenia 

Anno: 2025 

 

Il tempo antico di fine anni ’70 in una Jugoslavia non ancora ex. La vita di una ragazzina di campagna alle prese con la scoperta del mondo e i timori per la vita che va avanti ma ti tira indietro nella paura della morte della nonna. Le amicizie, i segreti, i silenzi, l’annoiarsi fertile e immaginifico e quel transitare nel mondo adulto dove i genitori sono alle prese con altre incombenze e dove la fascinazione senza malizia è per chi viene definito un fallito. Autentica rappresentazione di un’epoca lontana ma correttamente messa a fuoco grazie alla intensità di Lana Marić, interprete della giovane Ida.

 


 

 

Titolo: Sound of Falling – Fuori Concorso 

Regia: Mascha Schilinski

Paesi di produzione: Germania

Anno: 2025 

 

Arrivato con molte aspettative, come da tradizione, ne tradisce alcune. L’eccessiva lentezza e l’estremizzazione di un certo concettualismo ne minano un po’ la struttura a discapito di un fluire che perde intensità e diventa quasi impermeabile a un coinvolgimento emotivo. Il tema della memoria, il rischio dell’ oblio, i segreti, i non detti, il vissuto del lato femminile della vita, che attraversa ben quattro piani temporali, è declinato in modo sicuramente personale ma di non sempre facile decrittazione.

 


 

 

Titolo: La misteriosa mirada del flamenco – Fuori Concorso 

Regia: Diego Céspedes

Paesi di produzione: Cile/Francia/Belgio/Spagna/Germania

Anno: 2025 

 

Un luogo può fare una storia e qui il deserto minerario del Cile è parte fondante di questa storia che gioca su paure, ignoranza, attribuzione di colpe, stigmatizzazione e ruoli da salvaguardare. In primo piano una ragazzina abbandonata e adottata da una comunità queer capitanata da Flamingo, il fenicottero. All’ origine uno sguardo che ammalia, ma che ammala. Un’ opera prima che trova un suo spazio preciso nel gettare una manciata di fantastico sul terreno del reale. Un terreno aspro e al tempo stesso generoso. Che non respinge, non giudica, ma accoglie e trattiene. E fa germogliare qualcosa di buono che può e sa crescere anche fra mille asperità. Dove il vocabolo “mirada” (e “gaze” nella versione inglese e internazionale) si veste di tante accezioni e poi ne restituisce i tanti, diversi e profondi significati riuscendo a commuovere.

 


 

 

Titolo: Urchin – Fuori Concorso 

Regia: Harris Dickinson

Paesi di produzione: Gran Bretagna

Anno: 2025 

 

C’è solo la strada per Mike, teppista per necessità e caso, forse, che cammina incerto in precario equilibrio sul filo della propria vita in cerca di un qualcosa che lo riscatti e gli dia quella visibilità che la città tutta gli nega. Un peregrinare urbano tra incontri, speranze, violenza, accettazione, solitudine, retto benissimo dal volto sghembo quanto dinoccolato il corpo, di Frank Dillane. In questo film d’esordio, Loach è nella retina, ma c’è molto anche di quel cinema sociale di stampo britannico che sa vedere gli ultimi senza giudicarli. L’acqua che confluisce turbinando nello scarico della doccia non può non far pensare alla celebre scena di un altro inglese. Ma lo sguardo va oltre l’occhio, verso un sottosuolo che è un mondo altro che chissà. Perché, come viene ripetuto nel film, “ogni decisione sta a te”.

 


 

 

Titolo: L’incroyable femme des neiges – Fuori Concorso 

Regia: Sébastien Betbeder

Paesi di produzione: Francia

Anno: 2025 

 

Betbeder torna fuori concorso al TFF dopo aver vinto l’edizione 2018. Ambientato per buona parte in Groenlandia, un mondo a parte, dove una donna francese, Coline, ex esploratrice polare in rotta con la sua famiglia d’origine, è alla ricerca di sé. Spunto non troppo originale che trova un suo stato di grazia cristallino nel bianco catalizzante dell’ artico, negli sguardi stretti degli inuit che riservano all’ uomo bianco un sottile velo di – a volte mal celata – ostilità. Un mondo lontano, a tratti irreale per chi non ne fa parte, che all’improvviso diventa vicino, che scioglie e rende stretta una fratellanza prima pervasa di una certa qual freddezza e indifferenza.

 


 

 

Titolo: El cautivo – Fuori Concorso 

Regia: Alejandro Amenábar

Paesi di produzione: Spagna/Italia

Anno: 2025 

 

Amenabar confeziona con la stoffa del narratore più che abile un sontuoso capitolo di uno dei vecchi sceneggiati Rai che tenevano incollati i telespettatori al tubo catodico. La storia di come Miguel de Cervantes arrivò a conquistarsi la libertà di scrivere il romanzo più letto nel mondo è un racconto avvincente quel tanto che basta a non rovinarci la sorpresa che tanto sappiamo come sarebbe andata a finire. Luci calde, soffuse, recitazione enfatica e tanto d’occhi (il Bajá di Borghi). (Ma quelli di Newman sorveglieranno splendidi e sornioni i giorni del festival senza manco l’ausilio del kayal).

 


 

 

Titolo: Kiss of the Spider Woman – Fuori Concorso 

Regia: Bill Condon

Paesi di produzione: USA

Anno: 2025 

 

Dimentichiamo Hector Babenco e anche Manuel Puig ed entriamo nel film cosplay virato musical. Per chi non conosce la storia non può non apprezzare le doti (tutte) di Jennifer Lopez e anche quelle su scala ridotta di Valentin Arregui. Colori, luci, virtuosismi di camera nel “sogno” sfavillante fanno da contraltare alla cupezza e alla staticità della realtà carceraria. Però i ruoli sovrapposti non sempre trovano la strada di un’ identità propria e talvolta si ha l’impressione di un mero cambio d’abito di trucco e parrucco. Sullo sfondo la dittatura argentina. La violenza, la tortura, la repressione carceraria, l’intolleranza e l’omofobia rimangono a corollario di una storia che, comunque, a queste latitudini spesso si ripete. 

 


 

 

Titolo: Resurrection – Fuori Concorso 

Regia: Bi Gan

Paesi di produzione: Cina/Francia

Anno: 2025 

 

C’è il cinema nel cinema e tanto basterebbe per una visione capace di aprire mondi nella mente di ciascuno. Indubbiamente affascinante per suggestioni e rimandi che affondano in un inconscio collettivo sì ma anche elitario, il film incanta e stupisce e commuove in parecchi punti toccando i suoi vertici nella scena finale in cui i dissolventi siamo noi unici ostinati guardoni che animano le sale aspettandone il buio salvifico. A posteriori c’è l’esigenza di una seconda se non terza visione e un pensiero che incrina come la banchisa che da intatta, da un punto si frattura e divide. Si fa largo un’idea che è quella di aver assistito a un artificio, un inganno quello di un mondo generato da un programma di AI dove dati i riferimenti la fantasmagoria è assicurata surclassando l’immaginifico. Ma il cinema è anche questo: immaginare l’impossibile e ricrearlo e allora quand’anche questo fosse l’inganno Bi Gan ha vinto, stravinto e convinto. 

 


 

 

Titolo: The Garden of Earthly Delights – Concorso Lungometraggi 

Regia: Morgan Knibbe

Paesi di produzione: Olanda/Filippine/Belgio

Anno: 2025 

 

Per incominciare è il vincitore del concorso lungometraggi.

Brutta storia che nulla ha di delizioso se non una rivoltante mostruosità che si rivela accentuata dal constatare che è parte di un attuale che è la normalità di un vivere non solo ai margini della società, in un degrado fisico e ambientale ma soprattutto morale e umano dove i bambini strafatti di acidi cristalli e colla sono oggetto di una mercificazione golosa per chi arriva da un ovattato mondo occidentale in cui quasi proviamo empatia per il mansueto e goffo Michael che tanta tenerezza però non merita dato il tipo di turismo intrapreso. Un po’ didascalico forse ma in grado di poter far vedere quello che un sentito dire forse non sa scardinare a sufficienza. Far vedere quell’orrore è decisamente più forte che sentirlo solo raccontare. Un plauso all’ intero cast, soprattutto ai giovanissimi. 

 


 

 

Titolo: Nuremberg – Fuori Concorso

Regia: James Vanderbilt

Paesi di produzione: USA

Anno: 2025 

 

Il personaggio Göring divora l’impianto scenico processuale. È massiccio corpulento, saldo nel suo indossare sempre la divisa. Parrebbe indistruttibile nella sua flemma, nella tenacia, nell’ abnegazione, nella strategia. Ma non vincerà. Il piatto è troppo sbilanciato tra un Russel Crowe in parte che dà corpo (fisicamente in primis) a un gigante del male e a un Rami Malek gracile e ossuto, sbagliato seppur nell’ ossessione che il personaggio Douglas Kelly realmente aveva. Rimane il non dare così per scontato il fatto che i cattivi vengano sempre arrestati, processati e condannati. Difficoltà, ostacoli, opportunismi e pesi politici, ora come allora, incidono pesantemente sul corso della storia e su ciò che di essa verrà consegnato ai posteri.

 

SFOGLIA LE RECENSIONI

POTREBBERO INTERESSARTI...